Hashtag fail: 7 errori da non commettere lanciando una campagna

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Grazie al progetto Social and The City di campagne promosse attraverso un hashtag ne abbiamo osservate molte. Alcune molto efficaci, altre meno. Significativamente, gli errori commessi dai Brand meno esperti, si ripetono.

Certo, in una campagna gestita in maniera maldestra la responsabilità non è solo del singolo hashtag, ma di sicuro, scegliere con cura le parole (e i valori) da mettere in gioco, può evitare clamorosi fail.

Ecco quindi gli errori più comuni che abbiamo riscontrato, da non ripetere in fase di pianificazione di una campagna social:

  • lanciare un hashtag senza avere un profilo su Twitter o Instagram da cui dirigere e le conversazioni e in cui far confluire i messaggi più interessanti.
  • lanciare un hashtag e non utilizzarlo mai dal proprio profilo. Ahinoi, capita spesso di vedere hashtag stampati su poster e magazine che poi nessuno utilizza. Neanche chi li ha creati. Perché gli utenti dovrebbero sposare un hashtag che voi per primi non valorizzate?
  • non completarlo con una call to action, non dare istruzioni su come utilizzarlo. Gli utenti vanno motivati, incuriositi, sollecitati. Un hashtag di per sé non spicca il volo.
  • non prevedere l’uso distorto che potrebbero farne i follower. È capitato a McDonalds e anche a Enel: prima di lanciare campagne che richiedono il coinvolgimento degli utenti è bene provare a immaginare che tipo di reazioni si possono suscitare.
  • non controllare prima di lanciarlo se esiste già o che possa essere frainteso il senso, scegliendo magari termini troppo comuni che non caratterizzano la campagna. I casi sono infiniti, a volte semplici coincidenze, a volte frutto di una disattenzione imperdonabile.
  • non accorgersi di doppi sensi. A volte fondere insieme più parole può generare effetti di senso involontari e molta ilarità. Ecco perché è sempre bene utilizzare le maiuscole.
  • scegliere hashtag troppo lunghi e difficili da memorizzare. Abbiamo a disposizione solo 140 caratteri. Come utilizzare hashtag che ne richiedono più di 10?

Ebbene sì, quelle che sembrano semplici regole sono spesso ignorate anche dai grandi Brand. Gestire una campagna lanciata attraverso un hashtag non è semplice, bisogna tener conto di un fattore imponderabile come la reazione degli utenti. Per questo è bene provare a immaginare gli sviluppi, senza lasciare molto all’improvvisazione.

Vi abbiamo incuriosito? Volete qualche esempio? Qualche caso eclatante di “hashtag maldestro”? Allora non perdetevi la prossima #TweetEdicola!